Alice Cooper – Poison (1989 – Trash)

Your cruel device
your blood, like ice
One look, could kill
My pain, your thrill…

I wanna love you but I better not touch (don’t touch)
I wanna hold you, but my senses tell me to stop
I wanna kiss you but I want it too much (too much)
I wanna taste you but your lips are venomous poison
You’re poison, running through my veins
Poison
I don’t wanna play these games

Your mouth, so hot
Your web, I’m caught
Your skin, so wet
Black lace, on sweat….

I hear you calling and it’s needles and pins (and pins)
I wanna hurt you just to hear you screaming my name
Don’t wanna touch you but you’re under my skin (deep in)
I wanna taste you but your lips are venomous poison
You’re poison, running through my veins
Poison
I don’t wanna break these chains
Poison…

(guitar solo)

One look, could kill
My pain, your thrill…

I wanna love you but I better not touch (don’t touch)
I wanna hold you, but my senses tell me to stop
I wanna kiss you but I want it too much (to much)
I wanna taste you but your lips are venomous poison
You’re poison, running through my veins
Poison
I don’t wanna break these chains
Poison (Poi-son….)

I wanna love you but I better not touch (don’t touch)
I wanna hold you, but my senses tell me to stop
I wanna kiss you but I want it too much (too much)
I wanna taste you but your lips are venomous poison
Yeah….
Well I don’t wanna break these chains
Poison
Runnin’ deep inside my veins
Burnin’ deep inside my brain
Poison
and I don’t wanna break these chains
Poison

Traduzione
Veleno

il tuo crudele espediente
il tuo sangue, come ghiaccio
uno sguardo che potrebbe uccidere
il mio dolore, il tuo fremito

voglio amarti
ma è meglio che non tocchi
voglio possederti
ma i miei sensi mi dicono di fermarmi
voglio baciarti
ma lo voglio troppo
voglio sentire il tuo sapore
ma le tue labbra sono maligno veleno
sei veleno che scorre nelle mie vene
sei veleno
non voglio giocare a questi giochi

la tua bocca così calda
la tua ragnatela, sono catturato
la tua pelle, così umida
nero pizzo, sul sudore

sento che mi chiami e sto sulle spine
voglio farti male solo per sentirti urlare il mio nome
non voglio toccarti ma sei sotto la mia pelle (nel profondo)
voglio sentire il tuo sapore ma le tue labbra sono maligno veleno
sei veleno che scorre nelle mie vene
sei veleno
non voglio rompere queste catene
sei veleno.

(guitar solo)

uno sguardo che può uccidere
il mio dolore,il tuo fremito

voglio amarti
ma è meglio che non tocchi
voglio possederti
ma i miei sensi mi dicono di fermarmi
voglio baciarti
ma lo voglio troppo
voglio sentire il tuo sapore
ma le tue labbra sono maligno veleno
sei veleno che scorre nelle mie vene
sei veleno
non voglio rompere queste catene

Dirty Magic – The Offspring – Ignition (1992)

Testo originale

In my own simple way
I think she wants me only
She said
‘Come over right away.’

But she’s just not that way
Her little soul is tolen
See her put on her brand new face

[chorus]
Pull the shades
Razor blades
You’re so tragic
I hate you so
but love you more
I’m so elastic
The things you say
Games you play
Dirty magic

I should know better than
to think I’d reach inside her
It’s all a cloudy kind of daze

She’s not so sweet today
She mocks me, I’m no fighther
It all just seems like such a waste
It’s oversimplified.

Traduzione – Magia sporca

Alla mia semplice maniera
Penso che lei voglia solo me
Ha detto ‘vieni qui subito’

Ma lei non è solo in questa maniera
La sua anima è stata rubata
Guardala mentre di mette la sua nuova mashera

Chiudi le tende
Lame di rasoio
Sei così tragica
Ti odio così tanto ma ti amo ancora di più
Sono così elastico
Le cose che dici
i giochi che fai
Magia sporca

Avrei dovuto saper fare meglio
che pensare di raggiungerla dentro
è tutto un confuso intontimento

Lei oggi non è poi così dolce
Mi sfotte, non sono un combattente
Sembra tutto un grande spreco

E’ semplificato…

Tradotta da Giacomo Arru

La moglie di Gianni – Giacomo Arru (2006)

“Che cosa faresti se tua moglie scopasse con un altro?” gli chiesi.
“Ma io prima gli spacco la faccia a quello stronzo e poi a lei le taglio la testa e la faccio a pezzettini!” mi rispose Gianni.
“Eddai, dico sul serio, che cosa faresti?”
“Beh, magari mi ammazzerei pure io… non lo so… non ci voglio neanche pensare.”
“E se fossi io l’altro uomo?”
“Ti ammazzerei con più gusto, eh eh! Anzi, prima mi ti faccio in culo e poi ti ammazzo!”
Certo che la moglie di Gianni era veramente una bella donna, e sicuramente qualcuno prima o poi ci avrebbe provato. Poi, si sa come va a finire… a quarant’anni la gente esce di testa, senza un motivo.
Sono tutte balle, tutte. “Non ti tradirei mai”, “Non ti lascerò mai”, “Ti amo”…
Lei alla fine lo aveva tradito, ovviamente, e non so con certezza con chi, ma penso che fosse un cazzo di idraulico, di quelli che quando si inchinano sotto il lavandino, gli si vedono i peli del culo tra la maglietta puzzolente e i pantaloni tutti sporchi.
Che merda. Ma allora a che cosa serve sposarsi? Solo per costruire un rapporto economico? Per avere dei figli senza che gli altri parlino male di te? O per vantarsi con gli scapoli e le zitellone? O è solo l’unica via di uscita quando lasci incinta una tipa, magari quando ancora sei troppo giovane?

Un giorno mi era arrivata la telefonata di Gianni:
“Compare è successo qualcosa?” gli chiesi spaventato. Aveva una voce che non avevo mai sentito prima.
“Non preoccuparti, è tutto sotto controllo. Quella stronza non l’ho toccata, anche se l’ho beccata con un bastardo che faceva le riparazioni a casa. Passa da me, subito.”
Arrivai a casa sua in una manciata di minuti. Ero molto agitato, perché sapevo di cosa fosse capace il mio amico… si era sempre fatto rispettare, ma ora… temevo che il peggio fosse già successo.
“Mio Dio, pensavo… questo li ha ammazzati, li ha fatti a pezzi e li ha messi nel congelatore.”
Invece quando arrivai sotto casa sua non notai niente di strano. Niente polizia, vigili del fuoco, ambulanze, esercito o cose simili.
Mi aprì la porta e mi fece entrare. Mi abbracciò piangendo, tentava di parlare ma le parole gli uscivano a sillabe e non riuscivo a capire cosa mi stesse dicendo. Continuava minuto dopo minuto a stringermi e piangermi sulla spalla, e io non sapevo che fare, allora aspettai.
Poi mi guardò negli occhi e mi disse sorridendo: “Ma come lo sapevi che mia moglie scopava con un altro…”

Il mare d’inverno – Giacomo Arru (2005)

Il mare d’inverno

Sento una stretta al cuore. Fissa.
E oggi ancora sono qua, davanti al mare d’inverno, solo, che cerco ancora di capire cose inutili, sapori sbiaditi di cui mi rimane un limpido ricordo. Gli schizzi delle onde, trasportati dal vento incontro a me, mi giungono freschi sul volto segnato, non del tutto sorridente. Rimango seduto sulla solita roccia, cumulo di atomi insignificanti che nonostante tutto per me valgono tantissimo, come la tua carne anch’essa prodotto di reazioni chimiche comuni assunse pregi mai provati.

Perché tutto questo?

Potrei ben proseguire il mio avanzare nella vita, solitario come tutti i migliori, potrei. Non cerco la risposta, so già che fortunatamente ho ancora una possibilità, in qualche luogo e in qualche tempo, e orgoglioso attendo. La mia antica virilità scomparse sempre più, avvinta di filosofie a me detestate, insulse.
Mi rifiuto di accettare le comuni cose, le specialità vilmente storpiate.

Domani avrò quello che ho sempre voluto, ma essendo troppo tardi, non apprezzerò il tuo dono e tutto sarà inutile. Tempo perso. Cibo avariato disgustoso, malato. E’ proprio come dici tu, Giacomo, e stento a crederlo. Mai avrei voluto darti corda, e sempre ottimista rimanevo. Eppur, un modo deve esserci.

Siamo ancora noi i nostri padroni?

Le fredde acque invernali spaccano le montagne, le divorano, le sbriciolano senza fatica.

Arthur Rimbaud – Le nostre chiappe non sono le loro

Le nostre chiappe non sono le loro. Spesso ho visto
gente sbottonata dietro qualche siepe
e, nei bagni sfrontati dove l’infanzia s’allieta
ho osservato il disegno e l’effetto del nostro culo.

Più sodo, pallido in molti casi, è provvisto
di evidenti rilievi che tappezzano la trama
dei peli; per quelle, e solo nel solco
grazioso che fiorisce il lungo e folto raso.

Un’ingegnosità toccante e meravigliosa
come non si vede neppure negli angeli delle sacre pitture
imita la guancia che il sorridere increspa.

Oh! essere così nudi, cercare gioia e riposo,
con la fronte volta alla porzione gloriosa
e liberi entrambi mormorare singhiozzi?

Arthur Rimbaud