A thousand days – The Offpspring (1989)

Ask me no questions and I’ll tell you
I’ll tell you no lies
When all is said and done
Does it really matter who’s wrong or right
Don’t ask me for a reason, I can’t explain
Why we hurt one another again and again
As I lie bleeding here I still
I still reach for you
A thousand days
Have passed away
A thousand days
Were captured in her eyes
Your eyes are open now but you know
Its still hard to see inside
When action and intention
Are two separate things
Now I somehow wish I could explain
Why we hurt each other again and again
Like someone on his dying breath
I still reach for you
A thousand days
Have passed away
A thousand days
Were captured in her eyes
Forever we’ve been
Trapped by our hearts
Trapped by our minds
I’d like to leave
I’d like to win at love
But I just can’t let it go
And I just can’t watch it slipping away
And I just can’t let it go
And I just can’t stand another minute
Maybe now someday our shattered lives
Will mend themselves again
But now a million miles away
I still wish I could
And though I somehow know, I can’t explain
Why we hurt another again and again
Like someone on his dying breath
I still reach for you

Traduzione in Italiano

Un migliaio di giorni

Non farmi domande e non ti dirò
Non ti dirò bugie
Quando tutto è stato detto e fatto
Importa veramente cosa sia sbagliato e cosa giusto?

Non chiedermi spiegazioni, non posso spiegare,
Perché ci facciamo ancora una volta del male a vicenda
Dicendo bugie sto in piedi sanguinante
Ecco che ancora mi tendo verso di te…

Un migliaio di giorni
Sono trascorsi
Un migliaio di giorni
Erano catturati negli occhi di Lei

I tuoi occhi sono aperti ora,
ma lo sai che è difficile vederci dentro
Quando azione ed intenzione sono due cose diverse
Ora vorrei spiegare in qualche maniera
Perché ci facciamo ancora una volta del male a vicenda

Come qualcuno che sta esalando il suo ultimo respiro
Ecco che ancora mi tendo verso di te

Siamo stati per sempre comandati dai nostri cuori
Comandati dalle nostre idee
Vorrei mollare
Vorrei vincere in amore
Ma semplicemente non posso lasciarlo sfuggire
e no non posso vederlo sfuggire via
E non posso lasciarlo andare
E non posso resistere qui un altro minuto

Forse un giorno le nostre vite ormai rovinate
Si metteranno in sesto da sole
Ma ora, lontano milioni di miglia
Vorrei ancora poterlo fare
E sebbene Io sappia come,
non posso spiegare

Perché ci facciamo ancora una volta del male a vicenda
Dicendo bugie sto in piedi sanguinante

Ecco che ancora mi tendo verso di te…

Mozilla Thunderbird – recuperare cartella di posta dannaggiata

Mozilla Thunderbird è ancora molto lontano dall’essere un valido sostituto di Microsoft Outlook o peggio ancora di qualsiasi software corporate collaboration server-based, come per esempio Zimbra o Horde.

Nonostante rimanga valido solo per sostituire Outlook Express, alcune aziende lo utilizzano per gestire la posta elettronica su alcune postazioni. Chiaramente, se un’azienda utilizza Mozilla Thunderbird per la posta elettronica, significa automaticamente che manca completamente un’infrastruttura informatica ben progettata.

L’errore più grande che si commette è quello di configurare Mozilla Thunderbird come client POP3. Così, la posta viene scaricata dal server, cancellata da un posto sicuro e salvata in un unico file, Inbox, pronto per danneggiarsi al primo aggiornamento di Thunderbird non riuscito. Eh si, percHé di aggiornamenti Thunderbird ne ha ormai ogni settimana.

Fortunatamente, Thunderbird è cresciuto in un sano ambiente Posix-Like, pertanto l’archiviazione avviene su file di testo sulla falsa riga dei file mail unix spool.

Se per vostra sfortuna avete perso tutta la posta e visualizzate la cartella Inbox o Posta in arrivo vuota, calma e sangue freddo. La posta c’è :D. E’ solo nascosta nel file corrotto Inbox, per chi usa per esempio Windows XP su (ahemmm) C:\ (ahahah) Documents and Settings\Username\Impostazioni Locali\Dati applicazioni\Mozilla Thunderbird\Profilename\Mail

Aprite il file Inbox con un editor di testo e prima di tutto salvate la posta, poi cambiate tutti gli status su 0.

Ah, e mi raccomando… utilizzate SEMPRE il protocollo IMAP. Così se dovessesse succedere ancora basterà cancellare l’account e ricrearlo.

alla prossima!

Il trionfo di Bacco e Arianna – Lorenzo ‘de Medici

Il trionfo di Bacco e Arianna

Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol essere lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Quest’è Bacco e Arianna,
belli, e l’un dell’altro ardenti:
perché ‘l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro
da lor esser ingannate:
ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altri poi non si accontenta?
Chi vuol esser lieto, sia:
del doman non c’è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi sian, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c’ha esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Lorenzo de’ Medici (detto Il Magnifico)
In questa ballata (che veniva anche musicata) prevale il concetto Oraziano del carpe diem, cioè di vivere la vita alla giornata senza pensare a cosa può accadere l’indomani, perché esso è incerto. Nel canto prevale anche l’edonismo, ossia la ricerca del piacere, senza che esso diventi qualcosa di sfrenato, poiché viene visto come una ricerca di perfezione ed esaltazione della bellezza proclamato non solo nella letteratura ma anche in vari settori dell’arte, soprattutto nella pittura e nella scultura.
L’edonismo si vede raffigurato soprattutto nella figura femminile che rappresenta la sensualità e la spiritualità viste nella perfezione del corpo. Altro riferimento è quello del concetto Petrarchesco del trascorrere inesorabile del tempo, che circonda la composizione di un filo di malinconia.

Giacomo Leopardi – Il passero solitario

D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de’ provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch’omai cede la sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell’aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni nostra vaghezza
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all’altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest’anni miei? Che di me stesso?
Ahi pentiromi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.

Giacomo Leopardi