Cecco Angiolieri – La mia malinconia è tanta e tale

La sofferenza di Cecco, più ancora che dalla crudeltà della donna, è originata dalla sua perfetta indifferenza nei confronti dell’amante.

La mia malinconia è tanta e tale,
ch’i’ non discredo che, s’egli ‘l sapesse
un che mi fosse nemico mortale,
che di me di pietade non piangesse.

Quella, per cu’ m’avven, poco ne cale;
che mi potrebbe, sed ella volesse,
guarir ‘n un punto di tutto ‘l mie male,
sed ella pur: – I’ t’odio – mi dicesse.

Ma quest’è la risposta c’ho da lei:
ched ella non mi vol né mal né bene,
e ched i’ vad’a far li fatti mei;

ch’ella non cura s’i’ ho gioi’ o pene,
men ch’una paglia che le va tra’ piei:
mal grado n’abbi Amor, ch’a le’ mi diène

Guido delle Colonne – Gioiosamente Canto

Guido delle Colonne nasce a Messina, probabilmente intorno al 1210. Fu attivo come giudice della curia della sua città dal 1243 al 1280. E’ un esponente della Scuola siciliana nelle cui opere viene riscontrata una raffinata capacità metrico-retorica. Morirà a Messina intorno al 1287. “Gioiosamente canto” è una sua canzone di cinque stanze, che celebra la felicità dell’autore per aver finalmente ottenuto l’amore della sua donna.

Gioiosamente canto
e vivo in allegranza,
ca per la vostr’ amanza,
madonna, gran gioi sento.
S’eo travagliai cotanto
or aggio riposanza:
ben aia disïanza
che vene a compimento;
ca tutto mal talento – torna in gioi,
quandunqua l’allegranza ven dipoi
und’eo m’allegro di grande ardimento:
un giorno vene, che val più di cento.

Ben passa rose e fiore
la vostra fresca cera,
lucente più che spera;
e la bocca aulitosa
più rende aulente aulore
che non fa d’una fera
c’ha nome la pantera,
che ’n India nasce ed usa.
Sovr’ogn’agua, amorosa – donna, sete
fontana che m’ha tolta ognunqua sete,
per ch’eo son vostro più leale e fino
che non è al suo signore l’assessino.

Come fontana piena,
che spande tutta quanta,
così lo meo cor canta,
sì fortemente abonda
de la gran gioi che mena,
per voi, madonna, spanta,
che certamente è tanta,
non ha dove s’asconda.
E più c’augello in fronda – so’ gioioso,
e bene posso cantar più amoroso
che non canta già mai null’altro amante
uso di bene amare otrapassante.

Ben mi deggio allegrare
d’Amor che ’mprimamente
ristrinse la mia mente
d’amar voi, donna fina;
ma più deggio laudare
voi, donna caunoscente,
donde lo meo cor sente
la gioi che mai non fina.
Ca se tutta Messina – fusse mia,
senza voi, donna, nente mi saria:
quando con voi a sol mi sto, avenente,
ogn’altra gioi mi pare che sia nente.

La vostra gran bieltate
m’ha fatto, donna, amare,
e lo vostro ben fare
m’ha fatto cantadore:
ca, s’eo canto la state,
quando la fiore apare,
non poria ubrïare
di cantar la fred[d]ore.
Così mi tene Amore – corgaudente,
ché voi siete la mia donna valente.
Solazzo e gioco mai non vene mino:
così v’adoro como servo e ’nchino.