Salvatore Quasimodo – Alle fronde dei salici (1947)

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

1947

Questa poesia è una tra le mie preferite di Salvatore Quasimodo, che sovente utilizza delle immagini crude per esprimere con forza delle sensazioni per lo più estreme.
Il figlio crocifisso mi fa pensare, parallelamente alla figura di Gesù, ad un giovane innocente che viene barbaramente trucidato per le colpe di qualcun altro, con la sola madre condannata a sopportare una inimmaginabile sofferenza (urlo nero).
L’urlo nero mi spinge a marcare un collegamento, quasi blasfemo a prima vista, con la scena de “Il Padrino – Parte 3” in cui viene uccisa la figlia di Michael Corleone. Non spiegherò i dettagli della scena, ma vi consiglio di vedere e rivedere il film più volte per poterla meglio apprezzare.
Sulle cetre appese alle fronde dei salici, poi, per concludere, ci si potrebbero scrivere degli interi libri.

Autore: Giacomo Arru

I’m CEO @ BETA Technologies. I love all kinds of art, especially poetry.

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